Anime gemelle, anime allo specchio

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“Ti ho fatto l’affronto più grande.
Ti ho fatto vedere che potevi essere amato.
Ti ho dato valore.
Ti ho mostrato quanto sei speciale.
Ma tu hai preferito continuare a recitare la tua parte.
Hai deciso di rimanere intrappolato nel ruolo della vittima.
E non mi hai mai perdonato per averti fatto vedere che avevi un’altra scelta,
e che l’unico responsabile della tua infelicità sei tu.
Anzi, non hai mai perdonato a te stesso di essertene accorto.
Attraverso i miei occhi, hai visto chi sei veramente.
Ma i miei occhi sono lo specchio dei tuoi: mi sono sempre sentita indegna come te.
E con ogni sguardo e ogni parola che mi hai negato,
mi hai confermato che nemmeno io meritavo di essere amata.
Ma adesso non ci casco più.
Adesso ho capito chi sei.
Ora, so che sei la mia immagine nello specchio,
e non ho più nulla da perdonarti, perché ho perdonato me.
Scelgo di amarti ogni giorno,
perché scelgo di amare me.
Scelgo di accogliere il tuo silenzio e la tua paura, perché mi insegnano ogni giorno qualcosa di me.
​Non potrai mai fare niente per chiudere il mio cuore, né per fermare l’amore che meriti.
In un punto di quello che chiamiamo tempo, è già dentro di te.
Perché era dentro di me da sempre, e tu lo hai liberato.”
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Come astrologa e come counselor, ho raccolto moltissime testimonianze di amori interrotti e negati, vissuti tuttavia con una inusuale intensità che stenta a dissolversi anche dopo anni… Amori che, per le ragioni più diverse, sono stati privati della gioia della realizzazione, e sono rimasti a mezz’aria, come parole non dette e carezze mai date.
Nella maggioranza dei casi, è la polarità maschile che fugge, spaventata dall’intensità delle emozioni che non è abituata a contattare. E parlo di polarità maschile, e non di “uomini”, perché non è importante quale sia la manifestazione sul piano fisico di tale energia.
C’è chi fa distinzione tra amori karmici, anime compagne, anime gemelle, e fiamme gemelle. Sempre più persone sembrano identificarsi con una fiamma che ha incontrato la sua metà, ma è condannata a inseguirla fino a che non avrà imparato a lasciarla andare e potrà quindi vivere la gioia del ricongiungimento.
E io mi chiedo: possibile che siamo tutti fiamme gemelle?
Io penso (anzi, no: “sento”) che all’anima tutte queste definizioni non interessano affatto, e che tutto sia da ricondurre alla necessità di trovare se stessi attraverso l’altro.
Noi non ci innamoriamo di una persona. Ci innamoriamo di noi stessi attraverso quella persona: l’altro rappresenta la parte di noi che neghiamo e non vogliamo accettare.
Nessuno ci ha insegnato a onorare la nostra natura divina. Fin da piccoli, ci insegnano a essere buoni, generosi, altruisti, gentili, rispettosi, ma con gli altri, e non con noi stessi.
Peccato che non possiamo dare niente che non sia già in noi. E se non impariamo ad avere rispetto e amore per noi stessi, non sapremo mai davvero amare qualcun altro.
Ecco perché molto spesso accade che l’amore faccia soffrire. In realtà, non è l’amore che fa soffrire, ma la sua mancanza, e non da parte dell’altro, ma da parte nostra nei  confronti di noi stessi.
La relazione è solo uno specchio: chi scappa e chi insegue sta facendo in realtà la stessa cosa. Sta evitando di guardarsi, di accettarsi, di onorare la propria vita, di vedersi in tutto il suo splendore.
Io stessa ho dovuto più volte confrontarmi con il dolore dell’abbandono, ma la ferita dell’abbandono era già dentro di me, da sempre. Non sono stati gli altri a causarmela. Anzi, ogni persona che in questa vita mi ha abbandonato, mi ha fatto il dono immenso di riattivarla, di lacerarla, costringendomi a cercare un modo per curarla, per lenire il dolore fino a guarirla.
Molti di noi custodiscono in sé la convinzione inconscia di non meritare amore, e continuano a imbattersi in persone con il cuore chiuso, che si difendono e si ritraggono, e così facendo rinforzano la credenza dell’altro di non poter essere amato. Quando accade questo, abbiamo una grande opportunità: accorgerci che ci siamo innamorati di qualcuno che scappa dall’amore perché crede di non esserne degno, esattamente come noi. 
Comprendere questo, e comprendere che la nostra anima ha scelto di vivere quell’esperienza proprio per restituirci all’amore per noi stessi, è il vero perdono.
Nel momento in cui vedo l’altro come uno specchio in cui riconoscere la mia ferita, non ho più bisogno di provare rabbia né dolore, e posso darmi il permesso di prendermi cura di me, alzando la mia frequenza e proseguendo il cammino verso la versione migliore di me stesso.
All’altro lascio la libertà di scegliere la sua strada, sostenendolo con amore anche da lontano…
Roberta Turci