#sicurezzaemotiva_1: Posso riconoscere il tuo valore solo se ho già riconosciuto il mio, di Roberta Turci

Puoi celebrare un perfetto sconosciuto per ciò che scrive, per le sue performance sportive, per come canta, suona o balla, per l’impero che ha costruito. Ma se a fare qualcosa di buono è qualcuno che conosci bene, e che magari definisci anche amico o amica, non puoi permetterti di riconoscerlo. E non parliamo proprio dei familiari. Ci hai fatto caso?

Esempio: non ti perdi un concerto della Pausini e sai tutte le sue canzoni a memoria, ma la tua compagna di scuola che è diventata una cantante famosa, ti sta antipatica e pensi che di sicuro ha pagato (in vari sensi) per raggiungere il successo (a meno che non ti sia utile in qualche modo. In tal caso le fai un sacco di complimenti, ma di fatto ai suoi concerti non vai e non compri i suoi dischi, né promuovi la sua musica).

L’effetto specchio con le persone che si relazionano con te, è sempre in agguato. ”Posso riconoscere il tuo valore solo se ho già riconosciuto il mio.”

In sostanza: esercizi continui per l’ego, che deve morire.

Ma la ricerca di riconoscimento è insita nella natura umana. È non sentirsi riconosciuti che attiva le ferite, che costringe prima o poi a sostenersi da sé, a diventare grandi, ad andare avanti ascoltando il proprio cuore senza aspettarsi premi e medaglie.

Se è vero che abbiamo bisogno di amore, e non di applausi, a volte un applauso scalda il cuore, sentirsi sostenuti aiuta a procedere più sicuri. Per questo, dovremmo sforzarci di incoraggiare le persone anche quando sarebbe più facile criticarle o tacere.

Per molti, molti anni ho detestato quelli che si autocelebrano, e ancora oggi, il mio ego spesso sussulta. Ma adesso so perché lo fa. E lo smaschero subito: “vorresti dire che sei più brava tu, vero? Che quello/a lì fa un po’ pena, che tu lo faresti meglio…ma ti hanno detto che non si fa, che chi si loda s’imbroda, che le persone davvero intelligenti, tacciono e agiscono in silenzio”. Uff che noia. Allora perché gli altri lo fanno e funziona?

Dare voce al bambino interiore a volte sembra funzionare. Ma alla lunga non funziona più. Molto meglio riderci su, e dire a se stessi: ok, dai, datti da fare, qui c’è ancora lavoro per te!

Tra l’altro, ho scoperto una cosa bellissima! Ogni volta che incoraggio, sostengo, esprimo ammirazione per qualcuno, sento una grande gioia e fa bene anche a me.

Comincia col dare agli altri ciò di cui hai bisogno tu. E vedrai che torna…

Siamo tutti connessi: quando decidi di accorgertene, è evidente!

La sicurezza emotiva si conquista anche così.

È un tema caldo di questi tempi. #sapevatelo #lavoriamocisu #sicurezza #cuore #siamouno

Roberta

Dal Karma al Dharma con i Fiori di Bach, di Roberta Turci

Ho incontrato i fiori di Bach prima di scoprire nella sua profondità il concetto di karma. I fiori sono stati il primo vero strumento della mia crescita personale e spirituale. D’altronde, è con questo scopo, aiutare ciascuno ad evolversi, che Bach ha “creato” la floriterapia. Conoscendo i fiori, ho iniziato un lavoro di demolizione e ricostruzione che mi ha permesso di guardare in faccia le parti di me che non avevo ancora accettato.

In realtà, è un processo che non finisce mai.

Leggendo libri di vari autori sulla floriterapia, che è evidentemente una scoperta e non una invenzione, e seguendo seminari e corsi sull’argomento, fino a poco tempo fa non avevo trovato (o forse dovrei dire, còlto) chiari riferimenti al karma e alla reincarnazione, ma da subito mi aveva colpito un’espressione che Bach usava spesso per definire la vita: “questo giorno di scuola”…

Quando ho incontrato l’astrologia karmica (alla quale oggi preferisco riferirmi come “astrologia evolutiva”), il significato di questa definizione mi è apparso chiaro e il quadro si è completato: il corpo è lo strumento temporaneo dell’anima, che ha un progetto preciso in ogni incarnazione. Per ogni “giorno di scuola” c’è una diversa lezione da apprendere.

Più ci allontaniamo dal progetto della nostra anima, più stiamo male. Disturbi, malattie, disagi di varia natura, arrivano al corpo per avvertirci che stiamo andando fuori strada. I fiori sono lo strumento che la natura ci offre per ritrovare il cammino tracciato per noi.

Il tema natale ci dà numerose indicazioni utili per individuare i fiori più adatti a noi e può diventare il punto di partenza per un’autoanalisi, se c’è la volontà di comprendere se stessi ed evolversi. La posizione dei luminari ed eventuali aspetti tra loro, l’asse dei nodi lunari, eventuali segni intercettati, gli angoli del cielo, gli aspetti di Saturno, l’elemento dominante, la Luna Nera, sono solo alcuni dei punti da prendere in considerazione, ma possono essere sufficienti per individuare il fiore tipologico e tipi di karma particolarmente “forti” che suggeriscono l’utilizzo di fiori “spiritualizzati”.

Come dice Bach nel suo libro “Cura te stesso”, “Forse non sono gli errori di questa vita, di questo giorno di scuola, che stiamo combattendo; e anche se nelle nostre menti fisiche non siamo completamente coscienti delle ragioni delle nostre sofferenze, che possono sembrarci crudeli e senza senso, le nostre anime (che siamo noi stessi) conoscono l’obiettivo finale e ci stanno guidando verso quello che più ci conviene. Tuttavia, la comprensione e la correzione dei nostri errori può abbreviare la nostra malattia e restituirci la salute.”

Mi viene subito in mente l’essenza Pine: il fiore del senso di colpa, spesso dovuto a errori commessi nelle vite passate, mai arrivati a livello della coscienza. Nel tema natale sono molto probabili aspetti di  quadratura (per lo più in segni fissi) tra Saturno (il Signore del karma), Luna (la figura materna, che la luna rappresenta, ha sempre un ruolo chiave  nella costruzione dell’autostima), Venere (il pianeta dell’affettività per eccellenza), Nettuno (ottava superiore di Venere), o Urano. La presenza di pianeti retrogradi o aspetti dinamici della Luna Nera è altrettanto significativa e può essere ricondotta al senso di colpa e di demerito. Ovviamente, la lettura di un tema natale non può essere fatta isolando gli aspetti tra loro o trascurando le domificazioni, ma alcuni aspetti sono senz’altro caratteristici proprio perché riconducibili a un determinato tipo di karma.

Accanto a Pine, non può mancare Chestnut Bud, la gemma dei fiori, l’essenza che racchiude in sé il concetto di assimilazione: se l’obiettivo è apprendere la lezione, è oltremodo utile essere accompagnati nel percorso di elaborazione delle nostre esperienze, per accrescere la consapevolezza e assimilare gli insegnamenti. CHB è considerato il fiore più spiritualizzato proprio perché aiuta a non ripetere gli errori e ad entrare in contatto con i propri bisogni interiori. La difficoltà di assimilazione può essere rappresentata nel tema natale ad esempio con aspetti dinamici di Mercurio con Marte e Saturno.

Walnut è un altro fiore fondamentale, soprattutto in certe fasi della vita: è l’essenza del cambiamento e dell’adattabilità. Protegge dalle influenze esterne e aiuta a lasciar andare i condizionamenti dell’Io a favore dei dettàmi dell’anima. Accompagna nei momenti di passaggio, quando la resistenza ai cambiamenti, pur riconosciuti come necessari e inevitabili, blocca l’evoluzione. Bach lo definì spezza-incantesimi proprio perché libera da legami difficili da rompere, quasi sempre di origine karmica. Tra i 41 e i 43 anni circa, quando Urano si oppone a se stesso, e quasi simultaneamente, Saturno fa la sua seconda opposizione a Saturno radix, ogni individuo vive un  momento estremamente critico: il passaggio dal Karma al Dharma. In questa fase, Walnut è di grande aiuto per “tagliare” con il passato e affacciarsi al secondo tempo della vita consapevoli di sé e del cammino che l’Anima è destinata a compiere. Si ha così la possibilità di diventare attori protagonisti della propria esistenza, non più agiti dalla storia passata.

Wild Oat è il fiore dell’obiettivo e della vocazione e tipicamente si accompagna a Walnut, con il quale lavora in sinergia facendo luce sul vero progetto dell’anima e sulla meta da raggiungere.

Un altro transito molto critico è la congiunzione Nettuno-Saturno, la cosiddetta “notte oscura dell’anima” descritta dai mistici, un periodo caratterizzato da confusione interiore e inquietudine. Angoscia e smarrimento sono i sentimenti prevalenti e la sofferenza è forte perché l’Io, ovvero la personalità, deve accettare di “morire” per lasciare spazio all’anima e quindi all’identità spirituale. L’angoscia esistenziale può essere lenita dall’essenza Sweet Chestnut, che lavora tra l’altro sul concetto di trasformazione, favorendo la rigenerazione dell’anima e l’accettazione del suo progetto.

Anche  può essere d’aiuto in momenti di profonda tristezza e di smarrimento, soprattutto se l’Io cosciente non riesce a comprendere le ragioni di un disagio interiore così profondo. Questo fiore aiuta a riconnettersi con l’anima, accompagnando l’Io nel suo cammino di crescita e rafforzandolo.

Quelli che ho riportato sono solo alcuni esempi. In realtà, spesso, affrontando tematiche evolutive e karmiche, mi imbatto in concetti che mi risuonano immediatamente con una delle essenze di Bach. E mi affascina moltissimo l’idea di una funzione “terapeutica “ dell’astrologia attraverso l’utilizzo dei fiori di Bach, suggeriti proprio dagli aspetti di un tema natale o dai transiti (soprattutto dei pianeti lenti) o ancora dallo studio di una progressione.

D’altra parte, Bach stesso aveva cominciato a porre in relazione la posizione della Luna alla nascita con il fiore tipologico. Probabilmente abbandonò l’idea perché un simile accostamento avrebbe aumentato il numero degli scettici nei confronti della floriterapia, ma la relazione tra fiori di Bach e astrologia evolutiva esiste, ed è preziosa, ed è oggetto di osservazione da parte di molti studiosi. Chiunque abbia una discreta conoscenza in questi campi, può cogliere l’analogia e far lavorare questi due meravigliosi strumenti in sinergia per accompagnare ciascun individuo (a cominciare da se stessi!) lungo la strada della comprensione e dell’evoluzione “in questo giorno di scuola”.

Roberta Turci