La morte deve insegnarci ad amare di più la vita

Ricordo che avevo poco più di sei anni la prima volta che ho incontrato la morte. Un mio compagnetto delle elementari era stato investito da una macchina, e noi tutti siamo andati al suo funerale. Ricordo bene che c’era tanta gente, piangevano e si disperavano, e io in silenzio osservavo. Dentro di me mi chiedevo: “ ma staranno piangendo perché Robertino non ha più una vita da vivere, o perché a loro mancherà Robertino?” Non ho mai osato fare questa domanda a nessuno, ma la risposta me la sono data da sola negli anni a venire. Di fronte alla morte di qualcuno che amiamo, è la mancanza che ci spezza il cuore. Il dolore è figlio dell’attaccamento.
Succede anche quando le relazioni finiscono perché uno dei due se ne va. Non vuoi vedere l’altro felice. Vuoi che resti. Anche se non lo ami. Anche se non vuole restare.
Ogni abbandono è un po’ morire. Solo che la morte è più onesta, perché ti toglie anche la speranza. A volte penso che sia più facile rassegnarsi alla morte di qualcuno che a un abbandono: la morte ti toglie dall’attesa, dalla speranza che quella persona torni per dirti “ho sbagliato, non posso stare senza di te”. È sempre tutto un gioco di specchi: vediamo il nostro valore riflesso in quello che gli altri fanno o non fanno. Un bambino piccolo che perde sua madre penserà sempre che lei l’ha lasciato solo perché lui non meritava il suo amore. L’essere umano ha bisogno di sentirsi accolto e nutrito. Qualunque distacco ti lacera dentro, come se ti strappassero un lembo di carne…
E invece la morte è un ritorno a casa, è un varco che si apre verso l’Assoluto. È l’altra faccia dell’Amore, il ricongiungimento con la nostra vera natura. Ma noi esseri umani la temiamo così tanto che ci raccontiamo un sacco di bugie per sopravviverle.
Quando qualcuno muore, pensiamo che da quel momento sarà una specie di santo protettore, dimenticando che il viaggio di un’Anima continua, e i morti hanno altro da fare che proteggere i vivi…
E poi i morti diventano tutti perfetti, come se la morte fosse una specie di amnistia. Qualcuno che da vivo non ti ha amato e rispettato, diventa nella memoria l’unica persona capace di amarti davvero.
E se non hai mai abbracciato quella persona, se non le hai mai detto quanto la amavi, di fronte alla sua morte ti accorgi di aver sprecato vita, ti senti in colpa, vivi nel rimpianto.
È facile onorare i morti, farli diventare idoli, o per meglio dire, alibi e rifugi.
La parte più difficile è onorare i vivi e la vita, mentre c’è.
E poi, di fronte alla morte di qualcun altro, pensi inevitabilmente alla tua. Se potessi guardarti indietro come se fosse il tuo ultimo istante, sapresti quello che vuoi cambiare. Ma il recinto sicuro in cui ti sei rinchiuso, in un attimo ti inghiotte di nuovo, e tu dimentichi tutto. Dimentichi che sei venuto al mondo per onorare la vita. E soprattutto te stesso.
La paura della morte ci dice quanto abbiamo paura di essere vivi!
La morte deve solo insegnarci ad amare di più la vita. La nostra vita.
Perciò ama la tua vita. Amala adesso!

Roberta Turci

Quando l’utero rimane vuoto…

Non diventare madre è un lutto per ogni donna. Anche per quelle che non hanno mai desiderato avere un figlio. Da sempre la donna è simbolo di fertilità, ed è celebrata per la sua capacità di pro-creare. Ci crescono educando la nostra mente a identificare e guardare le persone in base ai ruoli che rivestono. E ogni donna, anche la più ribelle e anticonformista, sa che non diventare madre la relegherà in una categoria a parte, che non sarà mai veramente onorata e celebrata. Sarà sempre una donna a cui manca l’esperienza più importante, quella senza la quale “non può capire”. Ma l’anima custodisce la memoria di tutte le vite in cui si è incarnata in un corpo che è stato fecondato e ha partorito. Non solo: l’anima custodisce la memoria di tutte le antenate che hanno vissuto l’esperienza della gravidanza e del parto. La mente può essere educata a identificarsi con un ruolo sociale, ma l’anima ha in sé tutta la saggezza del tempo che la mente razionale chiama passato, presente e futuro, e sa sempre cosa significa essere madre. I figli non sono solo dei doni speciali, sono soprattutto strumenti di evoluzione per i genitori, sono Maestri. Ma ci sono vite in cui l’anima ha bisogno di incontrare un altro tipo di Maestri. Per esempio, ci sono vite in cui serve imparare ad accettare un ventre vuoto, ad accogliere la mancanza, a sperimentare la perdita. Non tutte le donne che non diventano madri, hanno scelto con la mente di sottrarsi a quel ruolo, ma la loro anima sì, aveva scelto. Ci sono vite in cui bisogna avere a disposizione molte energie per dedicarsi ad altro, perché la capacità di creare non è solo del corpo. E allora la sfida è riconoscersi talenti e doni, e onorarli e celebrarli, per lasciare che la propria fecondità si esprima come deve, senza giudizio e senza vergogna. Questa è la parte più difficile, perché la società ti vuole identificare in un ruolo, e tu invece in questa vita hai scelto di uscire da uno schema, e di distinguerti dalla maggioranza. E hai bisogno di vivere altro. Ma sia che tu l’abbia coscientemente scelto oppure no, avrai un lutto da elaborare, ed è bene che tu sappia che hai una sola alleata per farcela: te stessa. La tua anima aspetta solo di raggiungerti, perché lei sa, e può aiutarti a vedere quale immagine ti porti dentro, di chi e di cosa sei madre, e a cosa puoi e devi dare la vita in questo tempo terreno. Non fare mai tacere la dea che ti vuole creatrice e creativa, che ti vuole vedere dipingere, cantare, danzare, suonare, inventare, plasmare, scrivere, nutrire, amare. Non farla mai tacere, perché lei si arrabbierà moltissimo, e si sentirà esclusa, e farà di tutto per essere ascoltata. Se sarà necessario, userà anche il tuo corpo per farsi sentire, e arriveranno disagi e malattie, finché non la riconoscerai, l’ascolterai, la libererai, sentendoti autorizzata a essere ciò che sei. Per ogni donna che non diventa madre, c’è una dea che conosce altri modi di dare al mondo una nuova vita. Elaborare il lutto di una maternità mancata significa raggiungerla e unirsi a lei. Quella dea sa che c’è sempre una persona di cui devi diventare Madre sulla Terra nel qui e ora, e quella persona sei TU.

Roberta T.

A colloquio col Maestro Distante: perché il mio orecchio sinistro non vuole più sentire?

Ho fatto il corso intensivo “Maestri Invisibili” con Igor Sibaldi nel luglio 2016, e ho ricevuto da lui l’abilitazione all’insegnamento della tecnica. Una gioia infinita, un grande regalo della vita. Come dico spesso, se non avessi dovuto insegnare la tecnica ad altri, forse non l’avrei approfondita come ho fatto e continuo a fare.Tra i tanti dialoghi che ho avuto con LORO, voglio ora condividere uno dei più importanti, avuto in un momento particolarmente critico. E ci tengo a raccontarvi tutto quello che è successo, perché credo davvero che questa storia offra parecchi spunti di riflessione…

Il 6 maggio scorso, un sabato mattina, ho deciso di lavare i capelli a testa in giù nella vasca, diversamente da come faccio di solito. Dovevo lasciare una maschera riflessante in posa per un quarto d’ora e ho preferito fare la doccia nella fase del risciacquo. (Lo so, sembrano dettagli irrilevanti, ma non lo sono…)
Quando ho sollevato la testa, non ci sentivo più dall’orecchio sinistro. Ho dato la colpa all’acqua che era entrata, ma col passare delle ore, l’orecchio non si stappava.
Ho pensato a un tappo di cerume, e poiché lavoro in un ospedale, non mi sono allarmata e ho atteso il lunedì per sottopormi a una visita dall’otorino.
Lo specialista, dopo aver analizzato l’orecchio con l’otoscopio, non ha rilevato la presenza di alcun tappo di cerume, né di altre anomalie. Immediatamente, ha espresso estrema preoccupazione per il mio stato, spaventandomi a tal punto da farmi quasi collassare nel suo studio. Mi ha parlato di sordità idiopatica (la cui causa cioè non è nota) e della necessità di fare immediatamente un esame audiometrico tonale e impedenzometrico e una risonanza alla testa per valutare la funzionalità uditiva e rintracciare “eventuali patologie” responsabili della sordità.
Non vivo nella paura della malattia, tanto più che grazie al mio percorso personale  e professionale, so che la malattia nasce sul piano energetico e si manifesta sul piano fisico solo quando non siamo in contatto con la nostra anima, e il corpo diventa l’unico canale che l’IO GRANDE ha per comunicarci qualcosa…eppure quel medico è riuscito a terrorizzarmi a tal punto che ho ingurgitato in poche ore una dose da cavallo di cortisone (io che non prendo neanche l’aspirina!), e ho prenotato immediatamente la risonanza.
Nel giro di 20 ore, mi sono risvegliata dal mio torpore, ho sospeso l’assunzione del cortisone (supportata anche da dati scientifici che escludevano una correlazione tra l’assunzione di cortisone e la guarigione dalla sordità idiopatica), che comunque è riuscito a causarmi una piccola colica…, e cancellato la prenotazione della risonanza.
Ho fatto solo l’esame audiometrico, che ha rilevato una sordità del 70% all’orecchio sinistro.
L’orecchio sinistro è collegato all’emisfero destro, la parte femminile, intuitiva, creativa. L’emisfero destro dialoga per immagini, simboli, archetipi e si trova fuori dal concetto di tempo: è esattamente l’emisfero che si attiva quando si va nella stanza tonda, quando si è in stato theta e si vive ad esempio l’esperienza dell’ipnosi regressiva…
Fin dal primo istante, mi sono chiesta perché. Cosa stava cercando di dirmi il mio corpo? Cosa non volevo sentire? O forse c’era qualcosa che avevo paura di sentire? O avrei voluto sentire qualcosa che non sentivo più da troppo tempo? (Il 6 maggio è una data significativa per la mia vita affettiva…)
Ero in un momento di grande lavoro interiore, centrata, determinata. Non capivo proprio cosa volesse dirmi l’improvvisa sordità.
Non so perché non mi è venuto in mente subito (ho sempre avuto un po’ paura di disturbarli!!), ma dopo 5 giorni mi sono ricordata che avevo un canale speciale e che c’era qualcuno in una certa stanza tonda che avrebbe potuto spiegarmi…
E così ho chiesto a LORO. Anzi, ho chiesto LORO di portarmi dal maestro distante, quello che accede ai Registri Akashici.
L’ho incontrato al piano -53, e questa è stata la sua risposta:
Mia cara, stai sentendo molte cose che non ti piacciono e cerchi di evitarle, ma ciò che devi evitare è altro. Non puoi sottrarti a certi compiti che sono la tua lezione di questa vita, ma devi separarti da altre cose che non ti servono più. Continua ad ascoltare il cuore e non spazientirti con chi non ce la fa. L’Amore è questo e non conosce altre strade. La guarigione è nell’amore e nell’accettazione e nel lasciare andare tutto quello che è celebrazione personale. Abbi fede. Vai avanti e lascia indietro chi non ti lascia spazio per il tuo percorso. Tutto ha un senso, e se qualcosa arriva a fermarti, una ragione c’è. 
Dopo essere risalita nella stanza tonda, ho chiesto conferma ai maestri, ed è quella che vedete nell’immagine allegata. L’ho fotografata tra le lacrime, di gioia e gratitudine: più chiara di così non poteva essere…(per chi non lo sapesse, durante i dialoghi con i maestri, si deve chiedere conferma, facendosi dire dei numeri che corrispondono alla pagina, alla colonna e alle righe della Bibbia, usata come testo vasto e versatile senza alcuna connotazione religiosa)
Dopo esattamente 9 giorni, una sessione di theta-healing e una di radioestesia condotte da due amici e professionisti straordinari, il 15 maggio l’udito è tornato, improvvisamente, così come se ne era andato, lasciando stupiti anche i tecnici che mi hanno fatto l’esame audiometrico di controllo. Il commento di una di loro è stato: ” è proprio vero che a volte il corpo fa cose che la mente non può spiegare..”
Qualche settimana dopo, sono andata ad aggiornare anche l’otorino che mi aveva visitato, dicendogli che mi permettevo di suggerirgli di spaventare meno i pazienti.
La sua risposta è stata: ” Ma io lo faccio apposta! Se uno non si spaventa, poi non si cura adeguatamente…”. (Cosa aggiungere? Forse che la paura faccia ammalare più della “malattia” stessa?)
Mi ha anche detto: ” Lo sa che lei è stata fortunata? C’è qualcuno lassù che la ama!”. “Oh sì lo so”, gli ho risposto, e dubito che abbia capito che lo sapevo davvero! E lo so ogni giorno di più!
La fortuna, come la sfortuna, non esistono.
Noi possiamo creare la nostra realtà, e tutto l’Universo ci parla continuamente…
Da questa storia ho imparato tante, tante cose, e ci tenevo proprio a condividerla…
Roberta Turci

 

Anime gemelle, anime allo specchio

Quote

♥♥♥

“Ti ho fatto l’affronto più grande.
Ti ho fatto vedere che potevi essere amato.
Ti ho dato valore.
Ti ho mostrato quanto sei speciale.
Ma tu hai preferito continuare a recitare la tua parte.
Hai deciso di rimanere intrappolato nel ruolo della vittima.
E non mi hai mai perdonato per averti fatto vedere che avevi un’altra scelta,
e che l’unico responsabile della tua infelicità sei tu.
Anzi, non hai mai perdonato a te stesso di essertene accorto.
Attraverso i miei occhi, hai visto chi sei veramente.
Ma i miei occhi sono lo specchio dei tuoi: mi sono sempre sentita indegna come te.
E con ogni sguardo e ogni parola che mi hai negato,
mi hai confermato che nemmeno io meritavo di essere amata.
Ma adesso non ci casco più.
Adesso ho capito chi sei.
Ora, so che sei la mia immagine nello specchio,
e non ho più nulla da perdonarti, perché ho perdonato me.
Scelgo di amarti ogni giorno,
perché scelgo di amare me.
Scelgo di accogliere il tuo silenzio e la tua paura, perché mi insegnano ogni giorno qualcosa di me.
​Non potrai mai fare niente per chiudere il mio cuore, né per fermare l’amore che meriti.
In un punto di quello che chiamiamo tempo, è già dentro di te.
Perché era dentro di me da sempre, e tu lo hai liberato.”
 ♥♥♥
Come astrologa e come counselor, ho raccolto moltissime testimonianze di amori interrotti e negati, vissuti tuttavia con una inusuale intensità che stenta a dissolversi anche dopo anni… Amori che, per le ragioni più diverse, sono stati privati della gioia della realizzazione, e sono rimasti a mezz’aria, come parole non dette e carezze mai date.
Nella maggioranza dei casi, è la polarità maschile che fugge, spaventata dall’intensità delle emozioni che non è abituata a contattare. E parlo di polarità maschile, e non di “uomini”, perché non è importante quale sia la manifestazione sul piano fisico di tale energia.
C’è chi fa distinzione tra amori karmici, anime compagne, anime gemelle, e fiamme gemelle. Sempre più persone sembrano identificarsi con una fiamma che ha incontrato la sua metà, ma è condannata a inseguirla fino a che non avrà imparato a lasciarla andare e potrà quindi vivere la gioia del ricongiungimento.
E io mi chiedo: possibile che siamo tutti fiamme gemelle?
Io penso (anzi, no: “sento”) che all’anima tutte queste definizioni non interessano affatto, e che tutto sia da ricondurre alla necessità di trovare se stessi attraverso l’altro.
Noi non ci innamoriamo di una persona. Ci innamoriamo di noi stessi attraverso quella persona: l’altro rappresenta la parte di noi che neghiamo e non vogliamo accettare.
Nessuno ci ha insegnato a onorare la nostra natura divina. Fin da piccoli, ci insegnano a essere buoni, generosi, altruisti, gentili, rispettosi, ma con gli altri, e non con noi stessi.
Peccato che non possiamo dare niente che non sia già in noi. E se non impariamo ad avere rispetto e amore per noi stessi, non sapremo mai davvero amare qualcun altro.
Ecco perché molto spesso accade che l’amore faccia soffrire. In realtà, non è l’amore che fa soffrire, ma la sua mancanza, e non da parte dell’altro, ma da parte nostra nei  confronti di noi stessi.
La relazione è solo uno specchio: chi scappa e chi insegue sta facendo in realtà la stessa cosa. Sta evitando di guardarsi, di accettarsi, di onorare la propria vita, di vedersi in tutto il suo splendore.
Io stessa ho dovuto più volte confrontarmi con il dolore dell’abbandono, ma la ferita dell’abbandono era già dentro di me, da sempre. Non sono stati gli altri a causarmela. Anzi, ogni persona che in questa vita mi ha abbandonato, mi ha fatto il dono immenso di riattivarla, di lacerarla, costringendomi a cercare un modo per curarla, per lenire il dolore fino a guarirla.
Molti di noi custodiscono in sé la convinzione inconscia di non meritare amore, e continuano a imbattersi in persone con il cuore chiuso, che si difendono e si ritraggono, e così facendo rinforzano la credenza dell’altro di non poter essere amato. Quando accade questo, abbiamo una grande opportunità: accorgerci che ci siamo innamorati di qualcuno che scappa dall’amore perché crede di non esserne degno, esattamente come noi. 
Comprendere questo, e comprendere che la nostra anima ha scelto di vivere quell’esperienza proprio per restituirci all’amore per noi stessi, è il vero perdono.
Nel momento in cui vedo l’altro come uno specchio in cui riconoscere la mia ferita, non ho più bisogno di provare rabbia né dolore, e posso darmi il permesso di prendermi cura di me, alzando la mia frequenza e proseguendo il cammino verso la versione migliore di me stesso.
All’altro lascio la libertà di scegliere la sua strada, sostenendolo con amore anche da lontano…
Roberta Turci

Astrologia e reincarnazione

iniziazione-alla-astrologia-karmica_7192Ho sempre pensato che l’Astrologia non fosse “solo” un mezzo per predire il futuro. Più che altro, mi ha da sempre affascinato l’aspetto psicologico racchiuso nella descrizione delle caratteristiche dei segni zodiacali. Già da ragazzina avevo però notato che, mentre la descrizione del segno a cui appartengo (Scorpione) mi si addiceva quasi del tutto, lo stesso non si poteva dire di altre persone a me più o meno vicine. Negli anni, approfondendo gli studi, se così posso chiamarli, ho scoperto l’importanza dell’Ascendente, di Mercurio, di Venere, e così via, fino a comprendere che solo il Tema Natale nel suo insieme può davvero descrivere una persona, i suoi talenti, il suo carattere, le sue peculiarità. E poi ho scoperto l’importanza delle “case”, in cui il Tema Natale è suddiviso a partire dall’Ascendente, in base a calcoli abbastanza complessi, effettuati ormai per lo più da programmi informatizzati. Le case sono i settori della vita, e l’interpretazione di ciascun pianeta abbinato al segno in cui si trova, può cambiare molto in base alla casa in cui cade. Ecco perché i temi natali di due soggetti nati nello stesso luogo, ma in un orario anche solo leggermente diverso, possono differire in modo significativo, rispecchiando di fatto due persone e due destini differenti.

Il significato più autentico e profondo dell’astrologia l’ho scoperto però solo un paio di anni fa, quando ho incontrato per caso (ma nulla accade per caso, no?!) l’astrologia “karmica”, e quindi i concetti di karma e dharma, l’esistenza dei Nodi Lunari, il profondo significato karmico di alcuni punti dell’oroscopo, nonché il ruolo giocato da Saturno e Chirone nei momenti chiave della nostra vita. Stavo navigando alla ricerca di risposte che OVVIAMENTE non si possono trovare in rete, preda di un’inquietudine e di un’angoscia che mi stavano distruggendo da troppo tempo. L’ennesima delusione sentimentale mi aveva tolto tutte le energie, e dovevo assolutamente capire perché ancora una volta avevo imboccato la strada sbagliata, oltretutto in piena coscienza, e soprattutto dovevo comprendere perché il rifiuto e l’abbandono fossero così terribilmente ricorrenti nella mia vita.

Di lì a poco sarebbe partito un corso di astrologia karmica con il grande prof Paolo Crimaldi. Il destino mi stava chiamando. C’erano ancora pochi posti disponibili. Nel giro di un mese ho acquistato tutti i suoi libri e letto il più possibile sull’argomento in rete, così da non arrivare al corso nella più totale ignoranza. Poi, l’esperienza meravigliosa delle sue lezioni, l’incontro con persone stupende sulla mia stessa lunghezza d’onda, la scoperta di una prospettiva nuova che continua ad allargarsi ogni giorno.

Ci furono subito dei segnali forti che mi indicarono il ruolo chiave di quell’esperienza, peraltro mai finita. Il corso si teneva a casa di una delle partecipanti, e la sua casa si trova a pochi metri dall’ospedale in cui sono nata…Al corso ho stretto amicizia immediatamente con due ragazze del segno dell’Acquario (la parte di me che non avevo mai visto, o riconosciuto, espressa nel mio TN da Luna e Marte) i cui nomi sono strettamente legati all’uomo che tanto avevo amato, ma che non scegliendomi, mi aveva lanciato verso la parte più autentica di me stessa…Una di loro si chiama come sua figlia, quella che lui ha sempre usato come scusa per non scegliere me, l’altra come il gruppo in cui lui canta (e tra l’altro non è affatto un nome comune!). Come si può pensare che tutto questo sia un caso? Di certo non lo è. Faceva semplicemente parte di un disegno. Così come la mia decisione di qualche mese prima, improvvisa e in parte anch’essa apparentemente fortuita, di iscrivermi a un corso di canto…Cantare è sempre stata la mia più grande passione. Fin da bambina impugnavo qualunque oggetto che assomigliasse a un microfono e urlavo a squarciagola con la musica a tutto volume su un palcoscenico improvvisato davanti a un pubblico immaginario. Ma ho sempre pensato di essere stonata. Mi sentivo ridicola al solo pensiero di iscrivermi a una scuola di canto. Ma ascoltare lui cantare, guardarlo sul palco con un microfono vero davanti a un pubblico vero, ha risvegliato qualcosa in me. Dovevo fare il possibile per sentirmi in diritto di sognare di cantare un giorno insieme a lui…E il “caso” ha voluto che un vecchio amico, conosciuto a un corso di balli latino-americani anni prima, avesse nel frattempo realizzato il suo sogno di aprire una scuola di musica e stesse attivando proprio in quei giorni il nuovo corso di canto…Ed ecco che, nel giro di pochi mesi, salgo anch’io su un palco vero, con un microfono vero, davanti a un pubblico vero. Certo, il sogno di cantare con lui non l’ho realizzato, ma ho fatto molto di più. Ho realizzato il MIO sogno di bambina, e le emozioni meravigliose che mi ha portato e continua a darmi, rimarranno per sempre impagabili…quanti regali mi hanno fatto l’amore per quell’uomo e il dolore che ne è seguito!

Senza dubbio, non è un caso che proprio in questi mesi io mi trovi esattamente nella zona di passaggio dal karma al dharma. Il destino ha fatto la sua parte affinché io avessi l’opportunità di saldare i miei debiti prima di entrare nella parte di vita veramente “mia”. E per la verità, non ha ancora finito…Evidentemente, ho un mucchio di debiti karmici da pagare!

Una cosa è certa: accettare abbandoni e rifiuti è una lezione difficile, ma nel momento in cui ho capito che questo destino l’ha scelto la mia anima per insegnarmi qualcosa che nelle vite passate non avevo compreso, è diventato più facile lasciare andare pian piano l’angoscia e accogliere quello che mi era accaduto e mi stava accadendo. Non c’è nessun Dio cattivo che vuole punirmi, c’è solo una lezione da apprendere per avvicinarsi sempre più a Lui.

La reincarnazione è un concetto inscindibile dalla lettura degli astri. E non è affatto in antitesi con la religione cattolica, come molti pensano. È proprio vero che c’è solo un’unica religione, e la si trova dentro ogni piccola cosa, ogni gesto, ogni sguardo. Comprendere non libera dalla sofferenza, ma le dà un senso, e soprattutto dà a ciascuno di noi il ruolo che ha, cioè di primo attore nella sua stessa vita. C’è una strada tracciata, e ogni tanto un bivio. Sta a noi scegliere a ogni bivio. E sta a noi anche capire quando, davanti al bivio, abbiamo sbagliato strada. Possiamo continuare a camminare sulla strada sbagliata, raccontandoci che è troppo tardi per tornare indietro. Oppure avere il coraggio di invertire la rotta, camminare a lungo e faticosamente, ritrovare quel bivio e poi, fare una scelta diversa…

L’Anima è l’unica che sa veramente chi siamo.

L’ho sempre intuito fin da bambina. Il senso della vita doveva essere altro. Non poteva esaurirsi nell’alzarsi la mattina per andare a scuola e poi al lavoro, mangiare, andare a fare la spesa, dormire, fare le vacanze, trovarsi un compagno per la vita, mettere via i soldi per comprarsi una casa, sposarsi, fare dei figli, fare carriera, ecc. ecc. Non poteva essere tutto qui.

E soprattutto, mi chiedevo, perché qualcuno nasce bello e ricco e qualcun altro brutto e povero? Perché vengono al mondo bambini già ammalati, perché alcuni muoiono appena nati, perché altri vengono abbandonati? Se questa è la nostra unica possibilità, non è terribilmente ingiusto che ci siano dati in partenza strumenti e possibilità così diversi?

Cercavo risposte in ogni modo, mettevo tutto in discussione. Quello che avevo davanti agli occhi non mi bastava. Dovevo scavare alla ricerca di qualcosa di nuovo. La maggior parte delle persone ha paura di ciò che non conosce, preferisce stare attaccata a quello che ha e a cui è abituata, e mette in atto meccanismi di difesa straordinari pur di non aprirsi ai cambiamenti. Non è mai stato il mio caso. Amo i cambiamenti e tutto ciò che non conosco. La curiosità è sempre stata la molla che mi ha salvato dalla tentazione di accontentarmi e uniformarmi a qualcosa che non mi apparteneva.

Non è vero che le persone non cambiano. Non solo possono cambiare, ma DEVONO cambiare. Morire così come siamo nati è il più grande fallimento. Non bisogna fare confusione tra il cambiamento e l’evoluzione. Dobbiamo conservare la nostra essenza, rispettarla, onorarla, ma nel contempo dobbiamo aiutarla ad evolversi. È in questo che risiede il senso della vita. E mi si è svelato quando ho incontrato un concetto che per i più è sconosciuto (o scomodo), una parola che ancora fa sorridere con sufficienza molte persone: ANIMA.

L’anima sceglie un corpo, una mente, un destino. Sceglie gli incontri, gli eventi, i talenti, le possibilità. Lo fa un attimo prima di staccarsi dalla sua realtà materiale, un istante prima di quel momento che noi chiamiamo morte. E poi aspetta. Vaga in un luogo fuori dal tempo e dallo spazio finché l’Universo è pronto per accoglierla di nuovo sul piano materiale e consentirle un nuovo passaggio. In quel preciso momento, le stelle e i pianeti sono disposti in modo da descrivere il suo prossimo cammino.

L’Anima è l’unica che sa veramente chi siamo.

L’Astrologia è uno strumento, una rappresentazione della realtà. Non si creda che le stelle influenzino l’uomo e gli eventi. La relazione tra la disposizione delle costellazioni e i piani della realtà non è una relazione causale.

L’Astrologia evolutiva ci conduce attraverso il viaggio che la nostra anima ha scelto in questa reincarnazione. Ci aiuta a comprendere le ragioni di incontri, eventi, opportunità …Tutto ciò che accade, accade per una ragione. Ed evolversi significa comprendere questa ragione, e prepararsi per il livello successivo.

Venere contro Saturno

Sono sicura che non sia successo per caso.  Niente succede mai per caso. C’è una lezione da imparare ogni volta che accade qualcosa che ci lascia impantanati in un dolore ingestibile e devastante. Mi sono dibattuta come un pesce fuor d’acqua, ho cercato risposte fuori  e dentro di me, ma la risposta è sempre stata lì, sotto i miei occhi, già scritta nel mio tema natale, in quella netta opposizione tra Venere e Saturno che ha segnato tutto il mio destino. Bisogna scegliere, o quantomeno trovare un equilibrio. Cercare l’emozione e il tormento a ogni costo, difendere strenuamente la forza del pathos e della passione, volere il cuore che palpita all’impazzata, la stretta allo stomaco, il respiro che si ferma, e poi lamentarsi perché non arrivano la stabilità, la serenità, la pace…no,  non è possibile…

L’emozione da una parte, il sentimento dall’altra. La passione da un lato, l’amore incondizionato dall’altro.

Tu hai rinunciato alle emozioni per senso di responsabilità, per spirito di sacrificio, per non minare le tue sicurezze, per tenere in piedi il fortino dentro al quale ti senti al sicuro…

Io ero pronta ad assaltare il tuo fortino, convinta di salvarti da una rassicurante mediocrità, da una condizione di vita apparente, dove le emozioni sono lasciate fuori… Mi sentivo l’eroina che combatte fino alla morte  in nome del sentimento più grande e invece ero solo in preda all’adolescenziale strenua difesa dell’emozione a ogni costo…come se potessi sentirmi viva solo sentendo il dolore della perdita, dell’abbandono, della conquista dell’impossibile…come al solito…

Ho pianto e gridato chiedendo al cielo la stabilità e la sicurezza che tu già hai e non sei disposto a minare, ho giurato che sarei diventata responsabile, che avrei rinunciato a qualunque cosa, che avrei sacrificato tutto per averti, ma la responsabilità, il sacrificio e la rinuncia passano necessariamente dal lasciarti andare, dal lasciarti lì…

Questa  è la tua lezione: scoprire che esisti tu, che hai un’identità, che hai il diritto di essere  amato, che non esistono solo il sacrificio e la rinuncia, che per amore di se stessi e della vita bisogna saper alzare la testa e avere il coraggio di essere felici.

Ma questa è la mia: amare non significa sentire, patire, vibrare, piangere, lottare. Amare è esserci, condividere, dare, saper sacrificare qualcosa, e qualche volta rinunciare, e prendersi delle responsabilità. E forse non ci sarà più il pathos, e non sarà tormento, e nemmeno estasi, ma sarà vero.

Questa è la mia lezione, ed è l’unica che io possa imparare. La tua la lascio a te. Se ce la farai, se ce la farò, chissà, magari un giorno ci incontreremo ancora e allora saremo pronti a vivere un amore vero, adulto, saldo. Ma ora non è possibile e tutto quello che possiamo fare è stare occhi negli occhi ogni tanto a ridarci quelle emozioni sottopelle, quella scossa al cuore da cui tu ti difendi e di cui io non so fare a meno…

Venere contro Saturno. È tutto qui. Ma se riescono a parlarsi, finalmente divento grande.